Abete: “Ampliare Cinecittà per le produzioni internazionali e tutelare l'occupazione”
Roma, 1 agosto - Ampliare gli Studios per attrarre produzioni internazionali e tutelare l'occupazione evitando esuberi: questi gli obiettivi del presidente di Cinecittà Studios Luigi Abete, spiegati nel corso di un'audizione alla presidenza della commissione Istruzione e Beni Culturali del Senato.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul piano di riorganizzazione degli studi cinematografici, per Abete ''E' stato un confronto utile. Abbiamo dato informative puntuali consentendo così a tutti di avere un quadro complessivo e non parziale del tema. La riorganizzazione aziendale - ha aggiunto poi il presidente - è un progetto che abbiamo proposto per evitare il rischio di aprire una mobilità relativa a un certo numero di lavoratori. E' il sindacato che deve decidere se accetta questa sfida oppure se preferisce una classica trattativa occupazionale. Se alla fine di questo processo, contro la nostra la volontà, ci fossero degli esuberi è certo che non sarebbe responsabilità dell'azienda''.
Per quanto riguarda il piano industriale, Abete ha sottolineato che ''Si tratta di un piano di sviluppo e di organizzazione, tenendo presente che Cinecittà intende rimanere sul core-business della produzione cinematografica, proiettarsi sulle produzioni internazionali e aprirsi a un rinnovamento infrastrutturale in modo che agli attuali teatri, tutelati già oggi e che non verranno stravolti, si aggiungerano nuove infrastrutture che consentiranno di avere un'offerta adeguata alle grandi produzioni internazionali''.
Per questo, però, c'è la necessità di un ampliamento su terreni inutilizzati: ''L'ampliamento è essenziale per sperare di attrarre produzioni internazionali – dichiara Abete - Ci siamo assunti l'onere di farlo perché lo Stato non aveva le risorse e le possibilità. Ho ripetuto alla Commissione che se lo Stato vuole fare l'ampliamento, lo facesse, meglio per tutti, basta che si fa. Questo è un servizio che facciamo allo Stato perché i beni vengono costruiti su proprietà pubblica e alla fine del periodo rimangono di proprietà dello Stato”.
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