Ferrara compie 80 anni e dalla tv francese rivela: “La mia famiglia era fascista”



Roma 17 luglio (Romano Milani) - Giuseppe Ferrara compie 80 anni, casuale coincidenza, a poca distanza dall’uscita sugli schermi di “Romanzo di una strage” in cui Marco Tullio Giordana ricostruisce il tragico attentato alla Banca dell’Agricoltura di Milano del 12 dicembre 1969.

 

Chi ha buona memoria non ha dimenticato certamente che lui, in “Faccia di spia”, appena sei anni dopo Piazza Fontana, è stato il primo a scavare cinematograficamente nei risvolti oscuri di quella strage e non solo. “Ho visto il film di Giordana e mi è piaciuto moltissimo – non ha esitato a dichiarare – e anche sulla discussa tesi delle due borse ricordo che se ne adombrò l’esistenza durante le indagini”.

 

Un parere autorevole quello di Ferrara che di contenuti politici ha sempre fatto il fulcro delle sue opere, sia che si trattasse di mafia (“Il sasso in bocca”, “Cento giorni a Palermo”,“Giovanni Falcone”) sia di terrorismo “di Stato” (“Il caso Moro”) sia di narco traffico (“Narcos”) sia di scandali finanziari (“I banchieri di Dio-Il caso Calvi”). Un cinema sempre puntato non solo all’analisi, ma animato soprattutto dalla ricerca della verità. “Finora - commenta con amarezza – sono rimasto sconfitto, ma non mi sono arreso”.

 

E i suoi 80 anni, che per quasi tutti sono un’età ormai relegata nei ricordi, lo vedono ancora indomito nelle battaglie culturali e politiche condotte anche attraverso il cinema come quando, nel 1969, fondò la Cooperativa Cine 2000 per promuovere e produrre film altrimenti bloccati da condizionamenti dell’industria e quindi del potere. E infatti di andare ancora a frugare nei risvolti inconfessati e ancora avvolti nell’omertà di casi clamorosi, a Beppe (come tutti lo chiamiamo da sempre) è tutt’altro che passata la voglia. A farne, per così dire, le spese sono, stavolta (ma non è la prima) la CIA e la Casa Bianca.

 

Il progetto cui sta lavorando da tempo affronta, infatti, le ultime ore di vita di Marylin Monroe: in quali direzioni si sviluppi l’indagine, seppur cinematografica, sulle cause di quella morte ottenebrate ancora da pesanti dubbi (fu davvero un suicidio?) il regista preferisce non fare anticipazioni svicolando garbatamente sulla realizzazione di un documentario che celebra “l’anima lirica e carnale - sono parole sue - della mediterraneità e del sud d’Italia”.

 

Ad ospitare i festeggiamenti per gli 80 anni di Beppe Ferrara è stata la romana Casa del Cinema con Caterina D’Amico nelle vesti più di amichevole padrona di casa che di Direttrice. Dopo il rituale taglio della torta e brindisi collettivo, i tanti ospiti – amici ma anche pubblico – hanno potuto vedere (o rivedere) “Guido che sfidò le brigate rosse”.

 

Ferrara nel 2007 portò sullo schermo l’impavida figura di Guido Rossa, il sindacalista comunista dell’Italsider di Genova che, nel pieno degli “anni di piombo”, osò sfidare la “colonna” dalla stella a cinque punte firmando in prima persona la denuncia contro un operaio che disseminava in fabbrica volantini terroristici. Tacciato di “spia” e di “nemico del proletariato”, venne massacrato da un commando delle Brigate rosse all’alba del 24 gennaio 1979, sotto la propria casa, mentre si accingeva ad andare al lavoro. Ai funerali volle partecipare anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che si rivede in un breve filmato dell’epoca.

 

Prima del film è stato presentato un documentario realizzato da una produzione francese trasmessa sul canale tv Arte Metropolis il 7 luglio scorso e girato a Castelfiorentino dove Ferrara è nato. Sei minuti in cui il regista parla della “Pasticceria” cittadina dove andava ancora bambino, degli anni della guerra e delle sue conseguenze, dei crimini coperti dagli apparati dello Stato, della “guerra fredda” e proprio in apertura, una rivelazione: “La mia famiglia era fascista, erano tutti ultraconservatori e cattolici integralisti”. Al termine unnon celato e giustificato rammarico che non è solo personale: “Ma è possibile - non si è potuto trattenere - che debbano essere sempre e solo gli stranieri ad accorgersi di noi?”.