Norton e Renner nuovi protagonisti di The Bourne Legacy

Tony Gilroy dirige il quarto capitolo della saga, in sala dal 14 settembre.


Roma, 16 luglio (Fr. Palm.) – Dal 14 settembre, con l’arrivo in sala di The Bourne Legacy (distribuito da Universal) c’è da scommettere che i fan della saga della spy story, giunta al quarto capitolo, non rimpiangeranno il protagonista Matt Damon e apprezzeranno i nuovi volti del film, Jeremy Renner e Edward Norton (affiancati da Rachel Weisz) e le novità dello script, annunciate a Roma dai due attori e da Tony Gilroy, passato dietro la macchina da presa dopo aver scritto le prime tre pellicole.

 

Proprio il regista spiega alla stampa (che ha visto in anteprima alcuni estratti, il film completo non è ancora pronto): “Tornano cose già familiari per il pubblico, come le location, i viaggi e le scene di azione, ma a cambiare è la prospettiva della narrazione, che diventa più ampia e più epica. Abbiamo lavorato anche sul rapporto tra i personaggi nuovi e quelli vecchi e oltre all’azione la pellicola mostra intelligenza”.

 

Dopo il successo dei precedenti capitoli, diretti da Paul Greengrass, non era facile trovare nuovi spunti. Messa da parte l’idea di fare un sequel, per non essere più legati alla figura di Jason Bourne interpretata da Damon, è stato realizzato una sorta di spin-off della serie, “espandendo la storia”, come sottolinea il regista, guardando all’indietro e mantenendo una continuità, al punto che nei primi minuti compare una scena presa direttamente da The Bourne Ultimatum.

 

“Già da un po’ si girano grandi film ‘serializzati’, come avveniva negli anni ’30, basta pensare a James Bond, alla Marvel, a Mission Impossible – dice Gilroy – Per questo quarto film, siamo partiti da qui: e se avessimo fino ad ora mostrato solo una piccola parte e c’è un quadro più ampio da far vedere? Ricollegandoci al precedente film, potremmo aver creato una nuova tipologia di storie seriali, che non strizza l’occhio come Bond e non ha nulla di cinico. Questa è l’impostazione che avevamo fin dall’inizio e siamo rimasti coerenti. Ritengo sia un nuovo modo di fare narrazione cinematografica”.

 

Gilroy racconta poi come è arrivato al ruolo di regista, lui che pensava di aver chiuso con questa saga: “Bourne non faceva più parte della mia vita, credevo che l’esperienza fosse finita. Quando la produzione ha deciso di fare il quarto film e Paul Greengrass e Matt Damon hanno detto di non far parte più del progetto, ci siamo messi a discutere. Non è stato semplice capire cosa fare dei personaggi, molti dicevano che non si poteva sostituire Damon, perché Bourne era lui. Io ero convinto che il film si poteva fare solo se avessimo trovato un personaggio equivalente, altrettanto interessante”.

 

Ed è così che è nato Aaron Cross, interpretato da Jeremy Renner, un nuovo agente segreto uscito da un programma di addestramento, che aveva fatto parte dell’Operazione Treadstone in cui era coinvolto Jason Bourne. Sullo schermo, suo antagonista è Edward Norton, nei panni del Colonnello Ric Byer. “Io ed Ed ci siamo trovati insieme sul set solo per una giornata, ma lo scontro tra le nostre due intelligenze fa fluire bene il film”, dichiara Renner, che ha fatto un lungo lavoro sul corpo: “Ho dovuto fare molta preparazione – spiega - Il mio personaggio è fisico, tanto allenamento era necessario”.

 

Norton fa la parte del “cattivo”, con diverse sfumature, un ruolo che l’ha subito attratto: “Amo i personaggi complessi, che si muovono tra paradossi e sono difficili da etichettare dentro una certa categoria – sottolinea – Come nella realtà, le persone più interessanti sono quelle contraddittorie”. E a quali cattivi si è ispirato? “Ad esempio, posso fare i nomi di Daniel Day Lewis di There Will Be Blood, di Gene Hackman in Superman e di John Huston in Chinatown – risponde - Insomma, mi piacciono i cattivi che sono persuasivi, con cui si va più volentieri a cena rispetto a un buono”.

 

Sul successo della saga invece dice: “Se Bond e Mission impossible sono dei fantasy che hanno per protagonisti dei supereroi, queste storie piacciono al pubblico perché si parla di un mondo che esiste e di cui abbiamo tutti un po’ paura. Tutti temiamo che nel governo ci sia qualcuno che fa azioni cattive convinto di fare del bene, è un dibattito morale attuale”.

 

Infine, l’attore ha fatto una riflessione sul suo mestiere: “Fare l’attore è un lavoro splendido e mi sento un privilegiato perché mi consente di continuare a crescere. Molto di ciò che avviene intorno al mondo del cinema e della tv è sovradimensionato, ma raccontare storie al pubblico è splendido, è un modo per comunicare con gli altri. La gente vede film per divertirsi ma anche per affrontare temi scottanti e il cinema permette di conoscere meglio il mondo e noi stessi, per capire chi siamo e dove viviamo. Della recitazione mi interessa soprattutto guardare gli altri, è sempre una ricerca, un’analisi”.