In sala Attack the block, il fantasy-horror di Cornish

“Ho trasformato un ambiente cittadino in un mondo fantastico, di pura evasione”, dice il regista.


Roma, 29 maggio – “Ho sempre amato E.T. L'Extraterrestre o Gremlins, film degli anni '80 che univano realismo e fantasia. Ma certe storie erano ambientate solo in America e mi piaceva l'idea di trasportarle in Europa e in particolare in Inghilterra”: è partito da qui Joe Cornish per Attack the block - Invasione aliena, mix di fantascienza, horror, effetti speciali e commedia che ha vinto premi in vari festival (da Toronto a Los Angeles, da Torino a Bologna), ha conquistato il pubblico in Inghilterra ora è pronto ad uscire in sala, dal 30 maggio, con Filmauro.

 

Già sceneggiatore per Steven Spielberg e conduttore radiofonico e televisivo di programmi comici per la BBC, il regista ha esordito sul grande schermo, supportato dalla Big Talk Productions (casa di produzione che ha scoperto i talenti Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost) raccontando lo scontro tra un gruppo di ragazzini delinquenti della periferia di Londra e un branco di extraterrestri neri, con il pelo a punta e i denti aguzzi blu, che una notte cadono dal cielo seminando panico e scompiglio.

 

“La nostra è una tradizione culturale che ha sempre dato una grande importanza al genere fantasy – dice Cornish, a Roma per incontrare la stampa e anche protagonista di una masterclass alla scuola NUCT - Il cinema britannico è sempre stato considerato molto politico, basta pensare a Ken Loach o Mike Leigh. Adesso, grazie al lavoro di registi come Duncan Jones, Gareth Evans e Neil Marshall, qualcosa sta cambiando e volevo che Attack the block si inserisse in questa sorta di revival, portando azione, avventura e divertimento. Ho voluto trasformare un ambiente cittadino in una specie di mondo fantastico, di pura evasione”.

 

Il tutto all’interno di un’ambientazione realistica: “Credo sia impossibile per gli scrittori di oggi ignorare certe realtà urbane – afferma il regista - Anche io ho lavorato in tal senso, cercando elementi fantascientifici in un contesto molto crudo. Le torri che si vedono nel film mi fanno pensare a delle navicelle, così come i vestiti dei ragazzi girano con il cappuccio in testa ricordano i samurai. E il loro linguaggio in certi momenti ricorda lo slang di Arancia Meccanica”.

 

L’obiettivo, prosegue Cornish, “Era tirar fuori da questi adolescenti tutta la loro umanità e il loro carattere, facendoli scontrare con qualcosa che è puro male”. E così, giovani che spacciano droga e fanno rapine per strada si “riscattano” in un certo senso liberando la città dai “mostri” che l’hanno attaccata: “E’ un film molto ottimista e positivo – sottolinea il regista - Dimostra che c’è una predisposizione al bene in tutti, anche in chi ha commesso molti errori. Ed è ancor più vero se si tratta di ragazzi”.

 

Gli alieni sono stati realizzati con la tecnica del “rotoscoping”, ossia filmando dal vero gli attori con indosso un costume e poi disegnandoci sopra l’animazione utilizzando come base i loro movimenti. Fa sorridere il fatto che Cornish, per “disegnarli”, abbia preso a modello la sua gatta: “E' tutta nera e quando ha la luce di spalle sembra un pupazzo fatto di ombre. Le sono molto grato per avermi ispirato e grazie a questo suggerimento si è guadagnata molto cibo extra”.