Pitt criminale in Killing them softly
L’attore, protagonista del film di Dominik, dice: “Mi darebbe più fastidio interpretare un razzista che un killer”.
Cannes, 22 maggio – Brad Pitt star della settima giornata del Festival di Cannes: l’attore ha accompagnato Killing them softly di Andrew Dominik (i due sono tornati a lavorare insieme dopo The Assassination of Jesse James), crime-story (in concorso) ambientata alla vigilia dell'elezione di Obama in cui Pitt – in veste anche di produttore - interpreta un criminale che indaga per la mafia su una rapina avvenuta nel corso di una partita a poker ed è un assassino che cerca di uccidere le sue vittime senza farle soffrire.
Tra gli altri attori, Scoot McNairy, Ben Mendelsohn, Richard Jenkins, James Gandolfini, Ray Liotta e Sam Shepard.
Tratto dal romanzo “Cogan's Trade” di George V. Higgins, scritto nel 1974, il film, storia tutta al maschile, racconta il mondo dei gangster e della malavita e si pone come una critica nei confronti del sistema capitalistico. D’altronde, è lo stesso personaggio di Pitt, Jakie Cogan, ad affermare che "L'America non è una nazione, è business" e il regista affonda il coltello mostrando quanto la società americana sia legata al denaro: "La maggior parte dei film sugli americani dipingono il popolo degli Stati Uniti come vorrebbe essere visto – dichiara Dominik - Il solo genere che li mostra davvero per quello che sono è quello criminale, perchè si tratta dell'unico genere dove è accettabile che tutti i personaggi non pensino ad altro che ai soldi".
Il regista sottolinea di aver “amato molto il romanzo che ha una trama semplice e dei meravigliosi personaggi” e l’ha adattato per il grande schermo attualizzandolo: “Ho subito capito che ci si poteva lavorare e che si trattava di una storia sulla crisi economica, che ritrae gli americani come li vedo io", afferma.
Dice la sua anche Pitt, arrivato sulla Croisette insieme alla compagna Angelina Jolie (a chi chiede se si sposaranno, risponde secco che "Non c'è ancora una data"): "Il microcosmo criminale rappresenta chiaramente qualcosa del macrocosmo sociale che sta sopra. Come produttore cerco storie che parlino dei nostri tempi e leggendo la sceneggiatura ho capito che parlava anche di chi vive per strada perché non può pagarsi il mutuo”. Sul suo ruolo, invece, spiega: “Non è un problema interpretare personaggi violenti, anche se ho dei bambini. Mi darebbe più fastidio interpretare un razzista che un killer”.
L’attore sostiene che “la violenza è parte del mondo in cui viviamo e bisogna accettarla. Filmare questa violenza senza darne una versione romantica o idealizzata può anzi essere utile per assorbirla senza traumi, come nelle canzoni per bambini. Anche Jesse James era come una canzone".
Sulla violenza inserita nel film interviene anche Dominik: “E’ parte della storia ed è anche la più grande espressione del dramma. Fa parte della nostra cultura, basta leggere le fiabe classiche, come quelle dei fratelli Grimm. Film come questo in qualche modo insegnano a vivere in un mondo di spietata concorrenza. E per farlo, bisogna avere una salute mentale forte".
Pitt si sofferma poi sul parallelismo tra violenza e società: “Possiamo vedere la violenza come una metafora del mondo del business, anche quel mondo può essere molto spietato. Il mio personaggio tranquillizza le sue vittime, gli fa credere che andrà tutto bene e poi le uccide. Sa che se loro sanno di dover morire, l'esperienza sarà molto più traumatica sia per la vittima, sia per il carnefice”.
Il business riguarda anche il cinema: “Io sono nel mezzo tra arte e business e cerco di non pormi problemi – dice ancora Pitt - E' una relazione strettissima che esiste da sempre nel mondo del cinema, il mio lavoro consiste nel dire qualcosa di sensato e importante all'interno del sistema".
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