Kiarostami in Giappone per Like Someone in Love

“Sono costretto a lavorare fuori dall'Iran, ma è un'opportunità che il cinema offre e che io ho colto volentieri”, dice il regista.


Cannes, 21 maggio – Dopo l’Italia, dove in Toscana aveva girato Copia conforme che proprio a Cannes aveva fatto vincere a Juliette Binoche il premio per la miglior interpretazione femminile, Abbas Kiarostami sceglie il Giappone per ambientare il suo nuovo film, Like Someone in Love, al festival in concorso.

 

Come sottolinea il regista, “Potete comprendere i motivi per cui negli ultimi anni ho dovuto lavorare fuori dall'Iran. Sono costretto, ma andar fuori è un'opportunità che il cinema offre e che io ho colto volentieri”. Convinto che “a tutte le difficoltà si trovano soluzioni, arrivando a volte anche a risultati inattesi”, Kiarostami racconta: “Ho detto alla mia troupe di fare una gita”. Alla scoperta di un popolo: “I giapponesi sono lontani sia da me, che dal pubblico europeo – dice il regista, Palma d'Oro nel '97 per Il sapore della ciliegia - Ma per me è questa è stata un'occasione per mostrare l'universalità della condizione umana, per avere la prova che gli uomini, oltre le differenze culturali, si somigliano tutti”.

 

La vicenda si svolge a Tokyo e ha per protagonisti la giovane Akiko (Rin Takanashi), studentessa che si prostituisce per pagarsi gli studi, e un anziano professore universistario (Tadashi Okuno), che la cerca, l’accoglie in casa e, pur non sapendo nulla di lei, ha l’impressione di conoscerla.

 

Il regista spiega il suo rapporto con il cinema giapponese, che parte da lontano: “Quando ho cominciato a interessarmi di cinema, ho visto molti film di Yasujiro Ozu, la cineteca di Teheran gli aveva dedicato una retrospettiva. Ho capito l’influenza che aveva avuto su di me solo quando ho deciso di diventare un regista, anni dopo, rivedendo le sue opere. Poi, per realizzare Like someone in love, ho preso dei DVD di cinema giapponese contemporaneo, soprattutto per trovare gli attori. Ma forse ho visto i film sbagliati e mi sono sempre imbattuto in pallide copie degli standard hollywoodiani. Ho dovuto smettere presto di guardarli, mi scoraggiavano. C'era qualcosa che non riuscivo a cogliere”.

 

Nonostante l’ambientazione, si può definire un film iraniano? “Non saprei rispondere con precisione, perché non ho idea di cosa sia l''iranità' – dichiara Kiarostami - Quando si fa un film da proporre a un pubblico internazionale, bisogna pensarsi internazionali. Non voglio inseguire elementi che il pubblico non iraniano faticherebbe a comprendere e che probabilmente faticherei a comprendere io stesso. Evito tutto quello che ci separa dalle altre culture, magari attaccandoci alla nostra nazionalità”.

 

Alla base del suo cinema, aggiunge, “ci sono le gioie e i dolori degli uomini, su scala universale. Le reazioni umane devono essere comprensibili a tutti. I miei film non hanno né un inizio, né una fine. In fondo anche la vita è così".