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Trintignant protagonista di Amour
L’attore, diretto da Haneke, accolto con affetto e applausi sulla Croisette. “Nella vita prima o poi bisogna confrontarsi con la sofferenza di qualcuno che ami”, dice il regista.
Cannes, 20 maggio – Amour di Michael Haneke ha riportato al cinema, dopo dieci anni, Jean-Louis Trintignant, protagonista assoluto insieme a Emmanuelle Riva dell’ultimo film del regista che trionfò al festival di Cannes nel 2009 con Il nastro bianco.
L’attore francese, 81 anni, simbolo della Nouvelle Vague, molto amato anche nel nostro paese, è stato accolto sulla Croisette con affetto e tanti applausi e il suo è un importante ritorno sul grande schermo (che aveva deciso di abbandonare dopo la tragica morte della figlia, uccisa nel 2003 dal compagno Bertrand Cantat), con un ruolo che lascia il segno.
Nel film, presentato in concorso, che in Italia uscirà il 31 ottobre con Teodora e del cui cast fa parte anche Isabelle Huppert, Trintignant interpreta Georges, un anziano professore di musica che abita a Parigi e vive serenamente con sua moglie, fino al giorno in cui lei viene colpita da un ictus che la porterà a una semi-paralisi. Georges le starà vicino e l’accudirà fino alla fine, come fosse una bambina, nel doloroso cammino verso la morte. Con cura e amore, un amore che contempla anche un gesto coraggioso ed estremo, per far terminare la sua sofferenza.
"Avevo deciso di non recitare più al cinema e dedicarmi al teatro, ma Haneke, che ho sempre stimato, mi ha offerto una parte eccezionale. In questo film ho visto me stesso", spiega l'attore, che a Cannes nel '69 vinse il premio per la migliore interpretazione con Z l'orgia del potere di Costa Gavras.
Della sua pellicola, girata in una stanza, Haneke dice: “E’ molto semplice. Non volevo realizzarne una che rifletteva sulla società. Sono partito dal fatto che prima o poi nella vita bisogna confrontarsi con la sofferenza di qualcuno che ami. Arrivando a una certa età, ci si deve per forza confrontare con certe cose e anch'io l'ho sperimentato". La violenza che spesso caratterizza le sue opere, qui lascia il posto alla commozione, soprattutto nel finale, e all’emotività. A tal proposito, il regista ci tiene a precisare: “Non mi sento uno specialista della violenza, come spesso si dice".
E com’è sul set? E’ davvero esigente come gli attori lo descrivono? “Lavorare con Haneke è un’esperienza dolorosa ma bellissima - risponde Trintignant - Non ho mai conosciuto un regista che ti chiede così tanto. Sa cosa vuole e conosce ogni mezzo per fare cinema. Parla con tutti, dagli attori agli specialisti del suono”. Proprio sul suono, il regista sottolinea: “Lavoro più con le mie orecchie che con gli occhi, è una cosa che mi porto dietro da quando dirigevo gli attori a teatro. Ascoltavo i loro dialoghi, loro venivano da me e si sentivano abbandonati, ma io gli spiegavo che sentire la loro battuta mi permetteva immediatamente di capire se funzionava o meno”.
Isabelle Huppert (protagonista di un altro film sul tema dell’eutanasia, Bella addormentata di Marco Bellocchio) è una Musa per il regista, presente nei suoi film da La pianista in poi: “Non credo sia difficile lavorare con Michael – afferma l’attrice, oggi in concorso anche con la commedia coreana In Another Country di Hong Sangsoo - Trintignant ha ragione, è esigente ma alla fine gli attori vengono appagati pienamente. Dal canto mio, sarei felice di tornare a recitare anche nei suoi prossimi film. Spero che me lo chieda”.
Sul personaggio, invece, che non riesce a dare sostegno ai suoi genitori, pur amandoli, dice: “Eva non è crudele, è la situazione che è crudele. Per lei la vita è un fiume che scorre ancora, mentre nella casa dei suoi c'è qualcosa che va verso la fine, verso l'esaurimento. C'è qualcosa che separa inevitabilmente i morti dai vivi”.
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