Ruggine e ossa, il ritorno a Cannes di Audiard

Protagonista del suo nuovo film, Marion Cotillard.


Cannes, 17 maggio – Jacques Audiard è tornato sulla Croisette, dopo il grande successo de Il profeta che nel 2009 si aggiudicò il Grand Prix, con De rouille et d’os (Ruggine e ossa), protagonista un’intensa Marion Cotillard, che sullo schermo appare senza gambe, nel ruolo di un'istruttrice di orche che subisce l'amputazione degli arti dopo un incidente in piscina.

 

Il film, nelle nostre sale in autunno con Bim, interpretato anche da Matthias Schoenaerts, è tratto dall’omonima raccolta di racconti dello scrittore canadese Craig Davidson (edita in Italia da Einaudi). Il regista (che ha dedicato la pellicola a Claude Miller, del quale è stato collaboratore) vi si è ispirato ma ha dato la sua personale visione, cambiando ambientazione e creando nuovi personaggi. Come ha spiegato, “I due protagonisti sono stati completamente inventati, perché volevamo dare vita a una storia d’amore ricca di luce e di sole, inesistente nel testo originale, a cui siamo rimasti fedeli a livello formale ma non di contenuto”.

 

Il film, prosegue, “è l'immagine di un mondo moderno vacillante, all'interno del quale i singoli percorsi vengono amplificati dal dramma e dagli incidenti della vita. Una visione degli Stati Uniti come un universo razionale in cui i corpi devono sforzarsi per trovare il loro posto, per cercare di capovolgere il destino a loro riservato”.

 

Al centro della vicenda ci sono Ali e Stephanie. Lui non ha una casa né un lavoro e con il figlio si trasferisce dalla sorella ad Antibes, trovando impiego come buttafuori in un locale notturno, grazie al suo passato di pugile. Proprio qui una sera incontra Stephanie, coinvolta in una rissa. Le dà una mano, i due si scambiano il numero di telefono ma non succede niente. Un giorno, però, la donna lo chiama: la sua vita è stata stravolta, non ha più le gambe. Le loro solitudini si uniscono ma la serenità è ben lontana. E Ali, per racimolare qualche soldo in più, entra in un giro di combattimenti clandestini…

 

“Il film è una storia di ricostruzione e di riconciliazione innanzitutto con la vita e poi anche con l'amore – sottolinea Audiard – I personaggi sono in una fase critica della loro vita e trovano nella propria forza un’ancora di salvezza. Vivono in una società in crisi, dove la gente mangia la spazzatura e l'unica cosa che ci resta è il corpo, mentre le parole sembrano svuotate di senso”.

 

Se Il profeta era una storia al maschile, dai toni scuri, girata in carcere, questa “è una storia d'amore piena di luce, di spazio e colore ambientata in Costa Azzurra", afferma il regista, che tesse le lodi di Marion Cotillard: “E’ virile e sensuale allo stesso tempo", dice.

 

Per l’attrice, non è stato facile calarsi nei panni di Stephanie: “Ho dovuto usare la mia immaginazione per riuscire a comportarmi come una paraplegica – racconta - Quando ho letto il copione ne sono rimasta travolta”.