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Francesca Archibugi: “Se non si ha più fiducia negli artisti, muore tutto”
La regista ospite al MAXXI di “ContemporaneaMente”.
Roma, 10 maggio (Fr. Palm.) – “E’ un momento duro per il nostro paese e un periodo particolare per il cinema. Il pubblico è lontano e si è disaffezionato, crollano anche i grandi film internazionali. Fare film d’autore su temi complessi oggi è difficile, quelli che ho fatto fino a 4-5 anni fa ora non li avrei potuti girare. Il cinema si nutre dell’intuizione degli artisti e se non si ha più fiducia, muore tutto”: lo ha affermato Francesca Archibugi nel corso di “ContemporaneaMente”, serie di incontri al MAXXI in cui i protagonisti della cultura e dell’arte italiana del XXI secolo raccontano la loro contemporaneità.
La regista è stata al centro del secondo appuntamento e, intervistata da Laura Delli Colli, ha parlato del suo cinema, dei film di questa stagione che più ha apprezzato, delle difficoltà che sta attraversando il settore e anche dei nuovi progetti. Il suo ultimo film, Questione di cuore, è del 2008. Non dice nulla del prossimo lavoro (anticipa solo “Lo sto scrivendo”) ma annuncia: “L’associazione Differenza Donna mi ha chiesto di realizzare un cortometraggio sulla violenza sulle donne, per un’iniziativa in cui è coinvolto il Ministero delle Pari Oppurtunità. Ho accettato e intendo rovesciare il punto di vista che vede la donna migliore dell’uomo. E’ davvero così?”.
I film dell’Archibugi, da Verso sera a Mignon è partita, da Con gli occhi chiusi a Il grande cocomero e Lezioni di volo, raccontano la realtà, la famiglia e i giovani e Lietta Tornabuoni, come ha ricordato Laura Delli Colli, l’aveva definita “un’architetta dei sentimenti”. Tra tutte le sue pellicole, la regista dice di non riconoscersi in qualcuna in particolare e citando Natalia Ginzburg spiega: “Disse una frase che condivido: ‘I miei personaggi sono tutti parenti’. Anch’io faccio un’unica e lunga commedia umana e tutti i protagonisti fanno parte di una stessa famiglia”.
Guardando ai film degli altri, invece, è rimasta molto colpita da tre titoli usciti quest’anno, “per il linguaggio contemporaneo e per le storie raccontate in modo inedito”: Shame di Steve McQueen, con Michael Fassbender che ha vinto la Coppa Volpi a Venezia, l’iraniano Una separazione di Asghar Farhadi, premio Oscar come migliore film straniero, e A simple life di Ann Hui, per cui Deanie Ip ha ricevuto la Coppa Volpi.
Partendo da Shame, l’Archibugi sottolinea che “Sono stati fatti tanti film su delle ossessioni erotiche, ma questo racconta una cosa molto attuale, che si sente nell’aria: la solitudine. E’ un film coraggioso, che parla di persone chiuse nella loro casa che cercano con il sesso, anche via Internet, una consolazione a una propria desolazione”. Di A simple life, invece, dice: “E’ un film fortissimo, parla di una delle cose di cui abbiamo più paura, ossia la vecchiaia e lo sfasciamento del corpo. E lo fa annullando del tutto la macchina da presa, non si sente mai la presenza della regista, sembra che le cose si muovano da sole. Fosse stato diretto da un uomo, non credo sarebbe stata la stessa cosa”. Una separazione, infine, l’ha amato “per la sua grandissima scrittura, che porta lo spettatore a farsi delle opinioni differenti dei personaggi a seconda degli elementi che sono in scena. Il soggetto del film è la verità, tutti i personaggi si interrogano su cosa sia per se stessi e per gli altri e fino a che punto si può arrotondare”.
Film forti e intensi esistono. La speranza è che vengano fatti anche e ancora in Italia: “Speriamo che la crisi dia slancio per far film semplici ma potenti. E speriamo che gli spettatori ci seguano, che è fondamentale – afferma la regista – Trovo terribile che molti ammettano di non andare più al cinema, vedere i film in sala è un’esperienza onirica”.
L’Archibugi, come racconta, da ragazza amava molto andare al cinema: “Mi piaceva andarci di pomeriggio, vivevi un’altra vita sullo schermo e trovavi un po’ di pace, non c’eri per nessuno”. Ma oggi non è contraria al vedere un film al computer: “Credo che nasca, soprattutto per i più giovani, un rapporto più intimo tra la pellicola e il pubblico – dichiara – E così un film diventa come un romanzo, che puoi portare a letto e rileggere quanto vuoi”.
"ContemporaneaMente" è un progetto del MAXXI realizzato in partnership con Euro Forum Comunicazione e con il sostegno del main partner Eni. Cinque incontri per cinque giovedì, per raccontare la musica, il cinema, la letteratura, il giornalismo di oggi invitando i protagonisti a parlare del proprio contributo e del loro personale rapporto con il mondo contemporaneo. I prossimi protagonisti saranno con Niccolò Ammaniti (24 maggio), intervistato da Marino Sinibaldi, con Stefano Bollani (7giugno), intervistato sempre da Sinibaldi, e con Giovanni Minoli (21 giugno), intervistato da Aldo Cazzullo.
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