Sport e religione in 100 metri dal paradiso

“Ho guardato alla commedia italiana degli anni '50, che fa sorridere", dice il regista Raffaele Verzillo. Il suo film esce l’11 maggio.


Roma, 8 maggio (Fr. Palm.) – Far avvicinare i giovani alla religione attraverso lo sport: parte da qui l’idea di 100 metri dal paradiso di Raffaele Verzillo, che racconta la nascita della Nazionale Olimpica Vaticana grazie ad un prete (che ha il volto di Domenico Fortunato) che vuole rendere più “moderno” il linguaggio della Chiesa e trovare nuovi metodi di comunicazione.

 

Il film, interpretato anche da, tra gli altri, Jordi Mollà, Giorgio Colangeli, Giulia Bevilacqua, Ralph Palka, Lorenzo Richelmy, Angelo Orlando, Enzo Garinei e Luis Molteni, arriva in sala dall’11 maggio con 01.

 

La “folle impresa” di mettere in piedi una squadra di atleti del Vaticano viene in mente a Monsignor Paolini quando Tommaso, il figlio di un suo caro amico, giovane sportivo di talento, decide di abbandonare lo sport perché vuole diventare prete. Suo padre, un ex centrometrista che non è riuscito a coronare il sogno di partecipare alle Olimpiadi e vorrebbe che il figlio raggiungesse l’obiettivo che lui ha mancato, non si rassegna alla sua decisione. Ed è così che il Monsignore “crea” dal nulla una squadra, superando (anche con qualche bugia a fin di bene…) lo scetticismo dei suoi superiori e, con la complicità della sorella, parte in cerca degli atleti che dovranno comporla. Tommaso ovviamente ne fa parte ed è il fiore all’occhiello, con grande soddisfazione del padre che lo vede gareggiare e vincere.

 

La vicenda è raccontata coi toni della commedia. Verzillo, che ha esordito nel 2006 con il drammatico Animanera, ha superato il timore di avvicinarsi a questo genere: “Ho sempre avuto un po’ paura della commedia perché non consente vie di fuga, o funziona o non funziona - afferma - Ho voluto puntare su una storia semplice, guardando alla commedia italiana degli anni '50, che fa sorridere".

 

Anche autore della sceneggiatura con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola, il regista spiega poi il rapporto con il Vaticano: “All’inizio non ci siamo posti il problema di interpellarlo e abbiamo iniziato a scrivere. Successivamente abbiamo capito che dovevamo avere un parere e per fortuna abbiamo ricevuto una risposta positiva, serena. Abbiamo avuto dei permessi per le divise e per le bandiere e dei consulenti ci hanno affiancato”.

 

I produttori della Scripta (che hanno finanziato il film con Rai Cinema) sottolineano che si tratta di “un film del tutto indipendente, girato senza condizionamenti. C’è stato solo chiesto di rispettare e trattare nel modo giusto temi essenziali”.

 

Per il regista, Chiesa e sport sono due mondi vicini: “Sono due parametri spirituali importanti e ci sono similitudini – dice - Vanno in un binario unico, come il film mostra”.

 

Dello stesso parere è anche Jordi Mollà: per l’attore, “Un atleta è una persona in costante attesa e speranza, che mette tutto quello che può al servizio di un obiettivo. La sua vita è una corsa, come quella di un uomo di Chiesa. Religione e sport sono un cammino verso una direzione per tutta la vita, su una linea retta”.

 

Domenico Fortunato (già diretto da Verzillo in Animanera) invece racconta come ha fatto a calarsi al meglio nel ruolo di Monsignor Paolini: “Un anno prima del film, ho letto un libro che mi ha dato Don Giulio Della Vite, dal titolo 'Benvenuti al ballo della vita'. Il capitolo 'Essere preti oggi' mi è tornato molto utile e mi ha suggerito tanti consigli”.

 

Fortunato recita al fianco di Giulia Bevilacqua: “Tra noi si è creato subito, dal giorno del provino, un rapporto simbiotico. Ci siamo sentiti affini”, dice l’attrice, felice di aver partecipato a questo progetto, “una bellissima esperienza che lancia un messaggio importante e a cui tutti noi abbiamo lavorato con passione. Se il film funziona è per questo, è stato fatto con amore”.