Mihaileanu chiude il concorso con La source des femmes

Il suo film affronta il tema della condizione femminile in terra musulmana.


Cannes, 21 maggio – Spetta al regista franco-romeno Radu Mihaileanu chiudere la sezione competitiva del festival con La source des femmes, che affronta il delicato tema della condizione femminile in terra musulmana, tra lotta per i diritti, possibilità di accedere all'educazione e contrasto tra tradizione e modernità.

 

Coprodotto da Francia, Marocco, Belgio e Italia, il film, interpretato dalla protagonista Leila Bekhti (Il Profeta) con la cantante Biyouna, Hiam Abbass, Hafsia Herzi e Sabrina Ouzani, tutte attrici di origine nord africana, è una storia corale ambientata in uno sperduto villaggio marocchino (Warielt, a un’ora a sud di Marrakech) in cui le donne, per procurarsi l'acqua, devono percorrere pericolosi sentieri di pietre, mentre gli uomini trascorrono tutta la giornata seduti nei caffè. Un giorno, però, un gruppo di donne si ribella e decide di non voler più compiere questo lavoro faticoso, a causa del quale molte di loro hanno abortito, cadendo. E così, desiderando un’emancipazione, stabiliscono di fare uno sciopero del sesso, ossia di non avere rapporti sessuali fin quando dovranno essere loro a salire in montagna a prendere l'acqua.

 

Nel film si respira l'aria della rivoluzione del Nord Africa e come spiega Mihaileanu, romeno ed ebreo, che abita da anni in Francia e si è immerso completamente in un mondo che non conosceva, “Ho scritto questa storia 4/5 anni fa e l’ansia rivoluzionaria è diventata una realtà. Le tante donne nelle strade della Tunisia e degli altri paesi, scese a lottare accanto agli uomini dimostrano che la speranza, il cambiamento è partito proprio da loro. Preparando il film, vivendo in quei luoghi per molti mesi avevo sentito tutto questo”.

 

Il regista ha realizzato questo progetto perché "Mi aveva colpito questa storia, che ha un'origine realmente accaduta in un villaggio arcaico della Turchia nel 2001 – racconta - Per molto tempo non mi sono sentito autorizzato ad affrontare questo contesto musulmano, avevo pensato di produrre il film affidandolo ad una regista di origine araba poi mi sono buttato io ma a condizione di avere un periodo di documentazione e di poter girare in arabo per avere il massimo di autenticità. Non è ambientato in un luogo preciso ed è fondamentalmente una storia universale sui rapporti tra l'uomo e la donna, la necessità di un dialogo che non abbiamo più in tempi di aridità dei cuori".