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Effedia e Amore che vieni, amore che vai celebrano Fabrizio De Andrè
Nel ‘De Andrè day’, scoppia anche una polemica per la presentazione delle due pellicole nella stessa giornata: «Avrei preferito non fossero insieme», dice Dori Ghezzi, produttrice del documentario firmato da Teresa Marchesi.
Roma, 29 ottobre (Fr. Palm.) – Fabrizio De Andrè protagonista al Festival con due pellicole che lo ricordano, il documentario Effedia - Sulla mia cattiva strada della giornalista del Tg3 Teresa Marchesi (anche nel direttivo del Sngci), prodotto da Dori Ghezzi, e il film di finzione Amore che vieni, amore che vai di Daniele Costantini, tratto dal romanzo ‘Un destino ridicolo’ che il cantautore scrisse a quattro mani con Alessandro Gennari. Le due opere, molto diverse tra loro, sono state proiettate (in ‘Extra’) nella stessa giornata, ma questa scelta non è piaciuta alla compagna di vita di De Andrè, Dori Ghezzi, che ha affermato: «Sicuramente avrei voluto che non fossero presentate in contemporeanea. Amore che vieni, amore che vai l'ho visto un po' di tempo fa, in una visione privata, ma preferirei non averlo fatto. Del resto, a me non è mai piaciuto nemmeno il libro». Come ha raccontato, «fu Fabrizio a vendere i diritti e buttò giù anche una sceneggiatura insieme a Claudio Bonivento, rimasta nel cassetto. Il progetto già non mi piaceva e dopo aver guardato il film di Costantini resto perplessa». Ma, prosegue poi chiudendo la polemica, «si tratta di due prodotti totalmente diversi e tra loro non c'è nessuna competizione». Se Costantini ha definito la sua pellicola, interpretata, tra gli altri, da Massimo Popolizio, Fausto Paravidino, Filippo Nigro, Donatella Finocchiaro e Claudia Zanella, «non un omaggio al cantautore, che non ne ha bisogno, ma una favola d'amore e di malavita nei vicoli della Genova inizio anni Sessanta», Effedia – in uscita in Dvd, con due cd, dal 31 ottobre, grazie a Sony Music - è un documentario senza voce narrante, diviso per capitoli, in cui De André si racconta davanti alla telecamera di Teresa Marchesi. Il suo mondo artistico, culturale e politico viene ricostruito attraverso 34 canzoni, più tre inediti giovanili, insieme a filmati d’epoca e testimonianze, tra cui quelle di George Brassens, Mina, Mia Martini, Franco Battiato, Zucchero, Vasco Rossi, Luigi Tenco, Fernanda Pivano e Fiorello, oltre a quelle dei registi Sergio Castellitto, Gabriele Salvatores e Wim Wenders. Proprio quest’ultimo, come rivelano le immagini, vorrebbe partecipare al grande concerto omaggio di New York, organizzato dal produttore musicale Hal Willner, e persino realizzare un film su di lui, «dedicato a tutti i suoi 'missionari' nel mondo». Ma com’è nata l’idea del documentario? «Fu Fabrizio a 'scegliermi', tanti anni fa. A una cena, dopo un concerto, mi diede i suoi recapiti e nacque una grande amicizia, che coinvolse anche le nostre famiglie. Nel film ho utilizzato i 'fuori onda' delle mie interviste, eliminando la mia voce, per far parlare solo lui». La Marchesi ha sottolineato che il cantautore «era se stesso anche davanti alla telecamera e non voleva avere una doppia immagine. Voleva avvicinarsi alla gente ‘normale’ e semplice». «Sì, era contrario alla mitizzazione, si sentiva uno dei tanti», ha confermato Dori Ghezzi, che della pellicola ha detto: «Più la vedo e più mi ci ritrovo. E ritrovo Fabrizio. Teresa era la persona più giusta per realizzare questo che non è un semplice documentario, né un vero e proprio film. Lo definirei piuttosto un racconto, una favola». Con molto materiale inedito, come ad esempio «le ricerche musicali degli ultimi anni’50, sui canti popolari regionali, in cui Fabrizio canta in piemontese e con un coro di mondine che risponde in milanese», spiega Dori Ghezzi, oppure «momenti rubati come quello nel camerino all’Ariston di Sanremo, quando Fernanda Pivano lo voleva convincere che fosse Dylan il De Andrè italiano e non viceversa. Insomma, cose mai viste prima». Che anche i più giovani dovrebbero guardare, dice infine Teresa Marchesi: «Quest’opera non è indirizzata solo ai nostalgici, ma soprattutto alle nuove generazioni a cui oggi mancano voci che li aiutano a pensare. Credo che le madri farebbero bene a regalare il Dvd ai figli».
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