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Veltroni: ''Antonioni, uno dei più grandi registi" |
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Roma, 31 luglio - Tanti i politici e i personaggi della cultura che hanno espresso il proprio cordoglio per la scomparsa di Michelangelo Antonioni.
Per il Sindaco di Roma Walter Veltroni «con Antonioni scompare non solo uno dei più grandi registi viventi, ma anche un maestro della modernità del cinema. Grazie a lui il linguaggio del grande schermo ha raggiunto negli anni '60 la complessità e l'originalità del romanzo del '900, ma se i suoi personaggi sono diventati famosi per la loro capacità di impersonare le problematiche più sfuggenti e diffuse del mondo contemporaneo, come l'incomunicabilità e l'angoscia dell'esistenza, ancora più inconfondibile è l'occhio dell'inquadratura di Antonioni che dà forme sconosciute e sorprendenti a corpi, volti, paesaggi naturali e strutture tecnologiche». Per il sindaco «in questo momento di grande dolore - conclude Veltroni - stringiamo forte la moglie Enrica in un grande abbraccio che unisce Roma e l'intero Paese».
«Perdiamo un lucido e sensibilissimo intellettuale, un grande regista: fino alla fine, è stato osservatore acuto del male del Novecento in tutte le sue espressioni - ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli -. La sua scomparsa chiude un ciclo storico del cinema italiano. Pioniere di un esplorazione assolutamente originale, di difficile interpretazione per il grande pubblico, dagli anni '60 in poi Michelangelo Antonioni indaga sulla sfera intima dell'uomo, della conoscenza di se stesso e degli altri, sfidando questioni impegnative quali l'incomunicabilità e l'alienazione. Con immagini e paesaggi, spesso duri e intensi come i volti dei protagonisti dei suoi capolavori, Antonioni inventa un cinema che riflette il malessere delle nuove generazioni legate alla contestazione, ai dubbi e alle speranze del cambiamento sociale. Alla moglie Enrica la mia vicinanza e il mio affetto sincero».
Il press agent Enrico Lucherini ricorda di avere lavorato con Antonioni in «La Notte, L'eclisse, Cronaca di un amore e Deserto rosso. Per me da ragazzino, era davvero un mito. Mi ricordo che in Deserto rosso, Monica Vitti dice la famosa frase, 'mi fanno male i capelli'. Tutti dicevano che era meglio tagliarla, ma lui chiaramente non ha voluto. Comunque una persona straordinaria, come quando creò una scena di silenzio ne L'eclisse, un silenzio fortissimo e anche una grande tensione. Era una persona particolare, a volte andavi a casa sua e trovavi lui e Monica che parlavano con i mobili».
Secondo il regista Paolo Virzì «Antonioni è stato un riferimento importante per il cinema e la cultura e soprattutto un innovatore del linguaggio. Ha introdotto nel cinema l'interiorità, rendendo questa arte più adulta- E' stata una coincidenza importante, ieri è morto Bergman, oggi Antonioni. Entrambi avevano un percorso in comune, quello di dare rilievo all'animo dei caratteri femminili. Antonioni per me è stato uno dei registi più femministi che abbiamo avuto».
Per il presidente di Cinecittà Holding Alessandro Battisti «Antonioni è stato , per così dire, il “reporter” del cinema, oltre che un uomo di cinema era un grande giornalista: i suoi film non potevano prescindere dal raccontare il presente in un modo mai banale - ha spiegato - .Mi auguro che chi si avvicina al mestiere del cinema sappia fare tesoro dello “sguardo” di Antonioni e per questo invito tutti i giovani che vogliono diventare registi a vedere e rivedere film come Blow Up, Professione Reporter o Deserto Rosso per ritrovare una Monica Vitti in stato di grazia e per considerare l’assoluta contemporaneità del cinema di uno degli indimenticabili narratori del ‘900». |
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