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Monica Guerritore: «Ecco le mie sfide» |
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Roma, 10 marzo (Fr. Palm.) – «Vincere il cancro è stata la sfida vinta più grande della mia vita, ma non la sola»: oltre al tumore al seno sconfitto qualche anno fa grazie al professor Veronesi, Monica Guerritore parla orgogliosamente anche delle altre conquiste alle quali ha dedicato il libro autobiografico, ricco di curiosità e racconti anche molto privati, ‘La forza del Cuore. Le sfide della mia vita’ (Mondadori) che l’Associazione Stampa Romana ha scelto per concludere la giornata dell’8 marzo, promossa dalle giornaliste. Tra le altre sfide, aggiunge, «Una delle principali è stata e continuerà ad essere tenere la rotta in un mondo che non mi piace e che non mi somiglia. E una sfida è stata anche non perdermi, in un mondo faticoso per una donna bella che vuole fare il mio mestiere». Parole accolte da un applauso e ascoltate con grande curiosità da una platea di donne alle quali Monica Guerritore ha presentato il suo libro, scritto tutto d’un fiato per rispondere a una proposta della casa editrice e diventato, oltre il taglio della biografia, un percorso di autocoscienza in cui l’attrice racconta se stessa e la sua vita, tra sentimenti, carriera, affetti, piccole rivelazioni, divertenti episodi pubblici e anche molto privati e anche molti momenti di difficoltà. «Non parlo dei trionfi, ma di una storia che diventa collettiva e che può fare compagnia ad altre persone», ha detto l’attrice intervistata da Laura Delli Colli con Paolo Butturin. Tra ricordi e aneddoti una vita svelata fin dall’infanzia e dalla fotografia della sua famiglia. Per esempio di Finny, una madre bellissima e speciale ma molto assente, («La sua bellezza, alla quale ha dedicato tutta una vita, è stata per me un ideale irraggiungibile»). Ovviamente non manca nel diario del passato il ricordo dell’esordio sul palcoscenico del Piccolo di Milano, appena sedicenne, quasi per caso. E qui l’incontro con Giorgio Strehler, i primi passi al fianco di grandi attrici come Valentina Cortese, e poi dal teatro agli amori, i due Giancarlo (il secondo è stato dichiaratamente Giannini) e il legame della vita, con Gabriele Lavia, padre delle figlie alle quali è dedicato il libro, che conobbe nell’81 e che la diresse nei Masnadieri e in forti ruoli femminili come Giocasta, Lady Macbeth e Ofelia. Competizione tra due primi attori? «Impossibile. Gabriele è nato maestro, ha rivoluzionato il teatro italiano e mi ha fatto recitare come un uomo», ha raccontato l’attrice. «Mi ha insegnato tanto, ma mi sono allontanata da lui quando ho preso consapevolezza di ciò che ero, quando sono cambiata nel corpo e nella testa, intorno ai 35-36 anni, mentre per lui non cambiavo mai. A un certo punto, se una donna scopre altre vocazioni, deve avere il coraggio di staccarsi e andare avanti da sola». Oltre agli altri legami più importanti (la storia di oggi, un legame importante con l’ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria) e al percorso teatrale, l’attrice ha parlato anche del cinema e in particolare di Ferzan Ozpetek, con cui ha lavorato in Un giorno perfetto: «Con Ferzan è nato un rapporto intenso e ho amato come ha costruito il mio ruolo, senza sesso, una spettatrice che comunica con gli sguardi». A proposito di stampa e di incontri della vita, alle giornaliste Monica Guerritore ha raccontato, alla fine, anche alcuni episodi di quando, giovanissima, a Milano, le capitò di conoscere alcuni grandi firme storiche della carta stampata: «Giornalisti importanti, come Indro Montanelli, che vedevo a pranzo, quando lavoravo in teatro con Strehler. Mi siedevo al loro tavolo e li ascoltavo conversare di politica e di cultura. Quello che più ha colpito, sono stati i silenzi prima di parlare, una pausa per riflettere bene prima di dire qualcosa».
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