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Paul Schrader a ‘Viaggio nel cinema americano’
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Roma, 9 marzo (Fr. Pierl.) - Xtreme city, un thriller «Holly-Bolly, realizzato tra Hollywood e Bollywood» e un action movie «con un eroe latinoamericano, da sovrapporre allo stereotipo dell'uomo tranquillo anglosassone, alla Clint Eastwood e John Wayne, un po' come hanno fatto i Coen con Non e' un paese per vecchi»: sono i due nuovi progetti dello sceneggiatore e regista Paul Schrader, protagonista ieri alla Casa del Cinema di Roma di ‘Viaggio nel cinema americano’, la serie di incontri organizzati dalla Fondazione Cinema per Roma. Schrader, classe 1946, autore fra le altre delle sceneggiature di Taxi Driver e Toro scatenato e regista di pellicole come American Gigolo e Affliction, ha ripercorso la sua carriera davanti a una platea piena, che comprendeva anche un suo attore feticcio, Willem Dafoe (protagonista di Lo spacciatore). Il cineasta ha commentato alcune scene dei suoi film e risposto alle domande di Antonio Monda e Mario Sesti, che moderano tutti gli incontri della serie, e a quelle del pubblico. Prima di iniziare, aveva anche parlato dei risultati degli Oscar: «Poche persone continuano a credere che gli Oscar premino il merito, in realta' premiano la popolarita' e il modo in cui Hollywood si vede e come vuole essere riconosciuta». Per lui «non sorprende piu' nessuno se il film migliore non vince - ha aggiunto - una volta Robert Benton mi ha detto che l'Academy ti premia sempre ma mai per le cose giuste». Schrader, che ha apprezzato sia il film di Cameron che quello della Bigelow, ha detto di essere «un po' sorpreso dalla vittoria di The Hurt Locker. Pensavo avrebbe vinto Avatar perche' e' il tipico modo che ha Hollywood per dirti quanto 'ci impegniamo per farvi felici, prima con film artistici, ma ora non li facciamo più’». Tornando al suo percorso: «L'idea di poter fare dei film, mi e' venuta guardando Pickpocket di Bresson. Ho pensato che anch'io avrei potuto fare un film su un uomo in una stanza che riflette su se stesso. E due anni dopo, e' venuto fuori nella mia prima sceneggiatura, il mio tizio in una stanza, con Taxi driver». Il regista ha definito i suoi «film col monocolo, costruiti sull'occhio, la visione che ha il protagonista del mondo. Sono storie che permettono la forte identificazione del pubblico, anche in cose e persone che mai prima avrebbe considerato. Penso sia stato questo il mio contributo al cinema americano». Schrader ha poi raccontato una serie di aneddoti sul rapporto con gli attori, come quando, per far entrare James Coburn nel personaggio di padre dittatore in Affliction (per cui l'attore ha vinto l'Oscar), gli ha fatto leggere tutto il copione in falsetto («Cosi' ha smesso di identificarsi troppo nella sua voce») o per aiutare Rupert Everett, come lui gli aveva chiesto, a sembrare credibile come oggetto sessuale eterosessuale in Cortesie per gli ospiti: «Ho creato il metodo del vestito rosa. Se in una scena non mi convinceva gli dicevo 'Rupert, ho visto l'orlo del vestito rosa...». Tra le delusioni della sua carriera, il rifiuto della sua sceneggiatura da parte di Steven Spielberg per Incontri ravvicinati del terzo tipo: «Io la vedevo come la storia di San Paolo, con il protagonista, che dopo aver sempre preso in giro chi credeva negli alieni, ne riceveva un segno e ne diventava evangelista, Steven invece voleva la storia di un uomo che parte per un altro sistema solare dove fondare un McDonald's». E sui continui riferimenti al suo cinema che fa Tarantino: «Quando Quentin ne parla – ha spiegato Schrader - dice che fa le mie cose ma nel modo giusto... non so se esserne lusingato», ha scherzato.
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