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Emma Bonino a confronto con l’industria cinematografica |
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La candidata del centrosinistra primo ospite del dibattito ‘L’Anica incontra la politica’. |
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Roma, 4 marzo (Fr. Palm.) – Una legge quadro per le attività del cinema e dell’audiovisivo e un Fus regionale sono le priorità di Emma Bonino, candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, che ha dialogato con i rappresentanti dell’industria cinematografica nel dibattito ‘L’Anica incontra la politica’ (che il 9 marzo ospita Renata Polverini, candidata per il centrodestra). Tra i presenti, oltre a Paolo Ferrari, presidente Anica, e a Riccardo Tozzi, presidente della sezione produttori, anche il presidente della Fondazione Rossellini Francesco Gesualdi, il presidente di Cinecittà Luce Roberto Cicutto, il presidente Agis Alberto Francesconi, il direttore della Roma Lazio Film Commission Cristina Priarone, il presidente del Sngci Laura Delli Colli, Diamara Parodi in rappresentanze di ‘Business Street’ del Festival del film di Roma, la giornalista e candidata per le elezioni del Consiglio regionale del Lazio con la Federazione della Sinistra Silvia Garambois, i produttori Fulvio Lucisano, Sandro Silvestri, Zeudi Araya, Carlo Degli Esposti, Angelo Barbagallo e Carlo Bixio e Fabiano Fabiani, presidente Apt. «Nel nostro paese l’audiovisivo ha un ruolo centrale e fondamentale è il rapporto con le Regioni», ha detto Paolo Ferrari, aprendo il tavolo d’interventi, seguito da Riccardo Tozzi che ha sottolineato come «il ruolo delle Regioni sia un fenomeno nuovo a livello mondiale, che in Italia è cominciato in ritardo. I modelli da seguire, sono Stati Uniti o Germania». Per Tozzi «ci sono risorse da investire, ma manca un coordinamento sia all’interno, sia tra le Regioni. In tal senso, un ruolo-guida potrebbe averlo la Regione Lazio, che è la patria del settore». Tra le questioni primarie da affrontare, ha proseguito il presidente dei produttori, «c’è una politica d’investimento in termini di localizzazione, con l’uso del Fus regionale che è la soluzione più sana. E poi bisogna intervenire sul circuito di sale, decisive per le sorti di un film. La quota del cinema italiano è del 31%, ma alcune aree del territorio sono scoperte. Per questo la Regione può fare molto». Emma Bonino (che si è definita «un’appassionata di cinema da sempre» e che da Ministro del Commercio internazionale ha «scoperto come il cinema sia un vero comparto industriale») è convinta che «Si può costruire sul già fatto, perché la Regione in questi anni è stata attenta a questo settore, ad esempio con la legge Prodi-Veltroni». Primo obiettivo, ha spiegato, è «accelerare il lavoro con le rappresentanze per la legge quadro, uno strumento normativo con cui aprire porte importanti per l’economia laziale». Il secondo obiettivo riguarda invece il Fus regionale ed «è necessario riprogrammare i fondi ed evitare dispersioni». Terzo obiettivo, è «trovare il modo per rafforzare la presenza dell’audiovisivo nei mercati internazionali», così come l’impegno deve andare per la realizzazione di nuove sale e per il mantenimento o miglioramento di quelle che già esistono: «Le sale sono un prezioso punto d’aggregazione popolare – ha detto - La Regione deve discutere coi comuni e le istituzioni locali e nazionali per la loro salvaguardia». A sollevare un altro punto importante è stato poi il presidente della Fondazione Rossellini Francesco Gesualdi, che ha parlato delle produzioni nel territorio: «Dobbiamo incentivarle a lavorare nei teatri di posa, la città fatica ad ospitarle. E bisogna rivalutare Cinecittà, che è il simbolo del cinema insieme a Hollywood». E’ d’accordo Fulvio Lucisano («Per le difficoltà di girare a Roma, ho spostato a Torino le riprese di due film», afferma), mentre Cristina Priarone chiede alle istituzioni regionali un sostegno «per promuovere Roma e il Lazio come set di cinema e fiction». Infine, l’incontro si è chiuso con le parole di Tozzi che ha anche lanciato una proposta: «Dal confronto di oggi, sembra finalmente che sia possibile arrivare ad una legge! E a questo punto, penso che si possa valutare anche la creazione di un Centro regionale dell’audiovisivo, sul modello di quello francese».
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