09/09/2010
 
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  Il mondo del cinema condanna l'arresto di Jafar Panahi
 
  La solidarietà anche da parte del Sngci.
 
  Roma, 4 marzo - Anche i giornalisti del Sngci si uniscono al coro di denuncia e scandalo per l’arresto del regista iraniano Jafar Panahi, stigmatizzando ancora una volta ogni censura nei confronti del cinema e più generalmente delle idee e della liberta d’espressione.
Il Sngci è come sempre in prima linea in ogni battaglia d'opposizione e tentativo di repressione della democrazia e della libertà.

E alla solidarietà del mondo cinematografico per l’arresto di Jafar Panahi si unisce anche la condanna del Festival di Berlino, dove all’ultima edizione il regista non ha potuto partecipare al panel ‘Cinema iraniano: presente e futuro. Aspettative dentro e fuori dall'Iran’, nell’ambito del World Cinema Fund, e dove vinse nel 2006 l'Orso d'argento per Offside. Come si legge su CinecittàNews, il direttore Dieter Kosslick ha così commentato: «Siamo preoccupati e sgomenti che un regista che ha vinto tanti premi internazionali sia stato arrestato per il suo lavoro come artista».
Tornando in Italia, l'Associazione dei Festival Italiani di Cinema (AFIC) ha diffuso questo comunicato: «L'arresto da parte della polizia iraniana dei cineasti Rokhsareh Ghaem-Maghami, Mahnaz Mohammadi, Jafar Panahi, Mohammad Rasoulof insieme all'operatore Ebrahim Ghafari e a una decina di persone, tutti accusati di star lavorando alla realizzazione di un film considerato 'ostile al regime', è un gravissimo atto intimidatorio contro la libertà di espressione in Iran. L’AFIC si unisce a tutte le forze che in queste ore stanno protestando contro il governo iraniano che colpisce i diritti fondamentali delle persone».

Roma, 2 marzo - E' stato arrestato ieri sera il regista iraniano Jafar Panahi, prelevato da agenti dei servizi di sicurezza insieme alla figlia, alla moglie e ad altre quindici persone, tra le quali anche attori e cineasti come Mohammad Rasoulof, ospiti nella sua residenza di Teheran. Panahi, una delle voci più critiche dell'opposizione al presidente Ahmadinejad, che ha firmato i film di denuncia Il Cerchio (vincitore nel 2000 del Leone d’Oro a Venezia), Oro rosso e Offside (nel 2006 Orso d'argento a Berlino), è stato sequestrato dopo aver richiesto alle autorità un visto di uscita per partecipare a una conferenza sul cinema iraniano a Berlino, in programma il mese prossimo. Le autorità di Teheran, oltre ad averlo arrestato, hanno portato via anche il suo computer e altro materiale. La denuncia dell'arresto è arrivata dal figlio, Panah, che ha lanciato l'allarme sul sito web dell'opposizione ‘Rahesabz’. Per adesso, non c’è la conferma ufficiale del fermo, ma è certo che il regista è stato trasferito in una località sconosciuta.
Panahi, la moglie e la figlia erano già stati arrestati il 30 luglio dello scorso anno, mentre partecipavano alla commemorazione di Neda Aqa-Soltan, la giovane uccisa dai Pasdaran in una manifestazione dell'Onda verde a Teheran e diventata, con la sua morte, il simbolo della violenta repressione del regime. Poche ore dopo l'arresto i tre erano subito stati rilasciati, ma al regista era stato vietato di lasciare il Paese, senza poter andare ai festival cinematografici di Mumbai, in ottobre, e all’ultima Berlinale.

Solidarietà a Jafar Panahi, come si legge su CinecittàNews, è subito arrivata dal ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi: «L'arresto del regista conferma che il regime iraniano ha imboccato la strada della repressione più brutale nei confronti di ogni espressione di libertà da parte dei giovani, delle donne e degli uomini di cultura – ha detto - Questo mostra, da un lato, la debolezza del regime, ma, dall'altro lato, richiede da parte di tutti i Paesi democratici un sostegno e una solidarietà attiva e costante per far prevalere la richiesta di libertà e di democrazia che sale sempre di più dalla società iraniana. Di questo passo la collaborazione in atto sul piano culturale è destinata a interrompersi se non vi sarà da parte del governo iraniano una immediata inversione di rotta, a partire dalla liberazione del regista Panahi». In giuria alla Mostra di Venezia nel 2000, quando il regista vinse con Il cerchio il Leone d'Oro, Giuseppe Bertolucci, nel commentare la notizia, ha invece definito Panahi «uno degli interpreti migliori del Neorealismo in questo momento, emblematico di tutta quella cinematografia dell'Iran che miracolosamente, nonostante le condizioni politiche del Paese, da almeno vent'anni riesce a fare film molto belli, critici e politicamente avanzati». Nel 2000, anche il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta incontrò Panahi, come racconta: «Fu in occasione della mia precedente presidenza alla Biennale, quando gli consegnai un meritatissimo Leone d'oro per il suo film Il cerchio, uno dei più bei film sulla libertà della donna che io abbia mai visto, realizzato con uno stile e un'intensità assolutamente rare. Fu un momento di grande emozione, che ci dava dell'Iran un esempio di espressione artistica degno della sua grande civiltà». E ancora, stima e sostegno sono espressi anche dall’Anac: «L'incarcerazione del regista si aggiunge a tutta una serie di misure volutamente repressive adottate dal governo di Ahmadinejad in questi ultimi mesi ai danni dell'opposizione culturale e alle proteste antigovernative espresse da alcuni quotidiani e periodici iraniani. L'Anac fa appello a tutto il mondo culturale del nostro Paese affinché venga organizzata una dimostrazione nazionale contro questo gravissimo attacco alla libertà di espressione e di offesa alla cultura mondiale». Dello stesso parere l'associazione dei Centoautori, che dichiara: «L'arresto di Panahi e del suo collega Mohammad Rasoulof, colpevoli soltanto di opporsi al regime di Ahmadinejad, ha colpito per la sua brutalità i registi italiani. Si tratta di un grave atto intimidatorio contro due intellettuali che con il loro lavoro e la loro testimonianza difendono la libertà in Iran. Chiamiamo tutti i cineasti, gli intellettuali e i cittadini italiani ad esprimere il loro dissenso verso un governo, quello iraniano, che continua a colpire le libertà fondamentali».