08/09/2010
 
speciali    le altre news    contatti    home
 
  Ferzan Ozpetek in sala con le sue Mine vaganti
 
  Dopo il successo alla Berlinale, la commedia corale esce il 12 marzo con 01. «A 51 anni, ho sentito il bisogno di parlare della famiglia», dice il regista.
 
  Roma, 1 marzo (Fr. Palm.) – «E’ per me un film liberatorio, sul filo tra commedia e dramma, tipicamente corale, con alcuni cambiamenti rispetto al mio cinema ma in cui tornano temi ai quali sono legato, come gli affetti. A 51 anni, ho sentito il bisogno di parlare del rapporto con i genitori, soprattutto da quando mio padre non c’è più e non posso più parlarci»: Ferzan Ozpetek, dopo il debutto molto positivo alla Berlinale in ‘Panorama Special’, presenta così il suo Mine vaganti, in sala dal 12 marzo con 01, prodotto da Domenico Procacci con Rai Cinema e il contributo dell'Apulia Film Commission. Girata nel Salento, a Lecce, la pellicola ruota intorno alla numerosa e stravagante famiglia Cantone, proprietari di un pastificio, composta dal padre (Ennio Fantastichini), dalla madre (Lunetta Savino), dalla nonna (Ilaria Occhini), dalla zia (Elena Sofia Ricci) e dai tre figli, Elena (Bianca Nappi), Antonio (Alessandro Preziosi) e Tommaso (Riccardo Scamarcio), quest’ultimi due decisi finalmente ad uscire allo scoperto, confessando la loro omosessualità e sfidando i pregiudizi. Nel cast del film, tra gli altri, anche Nicole Grimaudo, Daniele Pecci e Carolina Crescentini. Nella colonna sonora, Patty Pravo canta l’inedito ‘Sogno’ sui titoli di coda.
«Più vedo Fantastichini e più mi ricorda mio padre», afferma Ozpetek, che a quattro mani con Ivan Cotroneo ha scritto una sceneggiatura con vari spunti autobiografici («Metto sempre nei miei film quello che vedo e sento. Ad esempio, il personaggio di Elena Soffia Ricci racchiude con ironia e affetto tre mie zie», dice) alla quale «hanno partecipato anche gli attori. Il film, che rappresenta un periodo felice della mia vita, lo abbiamo fatto tutti insieme, cambiando scene e battute al momento». E a proposito di attori, a cambiare sono stati anche i capelli di Scamarcio, che ha raccontato un aneddoto dal set: «Io e Ferzan abbiamo litigato all’inizio delle riprese, me ne volevo andare, come dissi a Domenico Procacci. Il motivo? Ogni giorno la parrucchiera veniva a tagliarmi i capelli, sempre un po’ più corti. Mi sono infuriato quando una sera mi sono addormentato e, svegliandomi, ho scoperto che aveva tagliato ancora ed ero diventato un altro». «Siamo stati come due cani che si accapigliano - replica il regista – Ma in fondo è stato un modo per studiarci, capirci, conoscerci». Scamarcio ha poi parlato del suo personaggio: «Ero un po’ preoccupato perché Tommaso ha una caratteristica insolita, ovvero reagisce ma non agisce, e mi chiedevo se facesse empatia al pubblico». «Tommaso e Antonio sono assassini della normalizzazione», afferma invece Preziosi, mentre qualche timore per il suo ruolo l’ha avuto anche Nicole Grimaudo (anche lei, per esigenze di copione, si è accorciata di molto i capelli): «Mi piaccio molto nel film ma all’inizio ero preoccupata nell’interpretare Alba, che vive un innamoramento complicato che non può compiersi. Ferzan ha puntato sulla tensione emotiva e sul modo di comunicare con Tommaso attraverso gli sguardi». Tra le altre donne della pellicola, Elena Sofia Ricci ricorda sorridendo «le due ore di trucco per imbruttirmi, in un'epoca in cui bisogna apparire bellissime» e la commozione della scena finale del film, mentre Lunetta Savino sottolinea: «Spesso, proprio dalla famiglia tradizionale nascono i contrasti che portano sia al dramma, sia alla commedia». «La famiglia di sangue è importante, ma lo è anche quella allargata. Più persone hai accanto e meglio è», interviene Ozpetek, che fa poi una considerazione sulla società di oggi: «Dieci anni fa eravamo più ottimisti e aperti verso il prossimo. Oggi, e non solo in Italia, c’è uno sguardo più sospettoso». Concorda Fantastichini, che denuncia: «Il ritorno dell’omofobia è sempre più preoccupante. Vorrei che il nostro paese cambiasse il suo punto di vista. Un padre deve chiedere al figlio solo se è felice». E il bacio di Tommaso/Scamarcio dato a un uomo? «Ci sono scene ben più difficili, ho chiuso gli occhi e l'ho fatto – dichiara l’attore - Piuttosto, non so come la prenderanno i miei genitori pugliesi....».