09/09/2010
 
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  Sarandon protagonista all'Auditorium: «Obama mi ha un po' deluso, ma resta 'fico'»
 
  Con l'attrice si inaugura la nuova serie di appuntamenti di Viaggio nel cinema americano
 
  Roma, 27 febbraio (di Francesca Pierleoni) - Una sala Petrassi piena, all'Auditorium parco della Musica di Roma, pieno per un'ora e mezza di conversazione con il pubblico, ha visto protagonista brillante e ironica Susan Sarandon, con cui sono ricominciati gli appuntamenti di Viaggio nel cinema americano, organizzati da Fondazione Cinema per Roma e moderati da Mario Sesti e Antonio Monda. L'attrice, in completo nero, prima del pubblico ha incontrato i giornalisti, con cui e' passata dal cinema alla politica. «Sono delusa da alcune delle persone che Obama ha intorno e frustrata da alcuni dei compromessi che ha dovuto fare, e non vedo l'ora che Michelle si candidi alla presidenza - ha detto -. Obama comunque è certamente il presidente americano più consapevole del resto del mondo che abbiamo avuto, sicuramente e' il piu' sofisticato e anche il piu' fico».La Sarandon, classe 1946, non sa dire se il suo impegno politico l'abbia in qualche modo danneggiata nella carriera: «So che quando ci avvicinavamo alla guerra in Iraq c'erano state minacce di boicottaggio, ma la buona e la cattiva notizia da Hollywood e' che non e' guidata dalla politica, la cosa peggiore che puo' succederti e' invecchiare e ingrassare». L'attrice, che ha da poco chiuso la lunga relazione con l'attore e regista Tim Robbins, ha una figlia per meta' italiana, Eva, attrice come lei, avuta con Franco Amurri: «Voleva venire anche per vedere sua nonna e sua zia ma ha dovuto lavorare. Sono contenta che stia facendo quello che le piace e fiera di lei, e' una persona molto divertente e bella». Qualche parola anche sull'Italia, dove ha vissuto per qualche tempo negli anni '80: «Sono qui solo da due giorni e non so valutare quanto sia cambiata. Certo, tutto il sistema Berlusconi l'ha resa diversa dall'epoca diversa in cui vi ho vissuto io. Il cibo continua ad essere buonissimo ed il tempo meraviglioso». Attualmente sul grande schermo con 'Amabili resti' di Peter Jackson, accenna anche all'impatto della tecnologia nel cinema: «E' lo stesso cambiamento epocale che ha attraversato anche il mondo della musica. Il problema e' per i piccoli film, che non trovano distribuzione e devono passare in tv o su internet. Ora pero' ci sono reti come la Hbo che realizzano per la tv progetti rischiosi che non troverebbero fondi per il cinema. Ne ho appena girato uno con Al Pacino (You don't know Jack), che andra' in onda ad aprile e un altro con Ralph Fiennes, su Doris Duke, che ha avuto molto successo». E per gli Oscar chi tifa? «Quelli che mi piacerebbero, non vengono neanche candidati», risponde citando Tom Hardy in Bronson. «Non ho favoriti ma sono contenta che The Hurt Locker stia facendo cosi' bene, dopo le grandi difficolta' di realizzazione, faccio il tifo per lo sfavorito, se investi 200 milioni di dollari in un film e' difficile fare una schifezza».
In sala Petrassi, rispondendo al pubblico e commentando le scene di alcuni dei suoi film più famosi, l'attrice è tornata sul suo amore pe rl'Italia: «Per il futuro mi posso immaginare, quando i miei figli non avranno cosi' bisogno di me, di vivere in Italia o a Bali. Qui mi sento a casa, amo la luce, il cibo, la gente». La Sarandon ha parlato a lungo del rapporto con i registi e la recitazione, anche in questo periodo in cui trionfa il 3D: «A volte lavorare il blue-screen e' piu' facile che lavorare con un attore in carne e ossa - ha scherzato l'attrice -. Quando e' capitato a me di recitare in un film in 3D, Speed Racer, non ho cambiato molto, anche se lavorare con i sensori in faccia per un lungo periodo non e' possibile. Non so come abbiano fatto gli attori di Avatar, recitare in quel film deve essere assomigliato piu' a prendere droghe, ma il risultato e' stato ottimo». A chi le chiedeva quale fosse stato il segreto per diventare Susan Sarandon, l'attrice ha risposto sorridendo: «Sono qui perche' sono falliti tutti i piani che mi ero fatta. Ai miei figli dico sempre che il loro compito e' fare errori. Oggi bisogna essere adattabili, flessibili e svegli, cosi' da imparare il piu' possibile quando sbagli. E' quello che cerco di fare perche' ti puo' portare in luoghi interessanti». Sarandon ha accennato anche all'amore per alcuni autori italiani: «Quando ho visto Il Conformista di Bertolucci al college, non ho capito molto ma ne sono rimasta affascinata, cosi' come con Fellini. Anna Magnani ha cambiato la mia idea di come una donna possa essere attraente e sexy. Oggi credo che il cinema italiano non sia piu' cosi' distinto e diverso».