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Riondino, divento soldato disertore per Mario Martone |
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L'attore protagonista di un incontro con gli studenti a Roma per la serie Aspettando il festival |
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Roma, 26 febbraio (di Francesca Pierleoni) - Un soldato sabaudo «che diserta per diventare garibaldino». E' il ruolo che interpreta Michele Riondino in Noi credevamo il film di mario martone sul Risorgimento, «che si vocifera dovrebbe essere al Festival di Cannes». L'attore l'ha detto nel corso dell'incontro con gli studenti della serie Aspettando il Festival, organizzata da Fondazione cinema per Roma e Alice nella citta'. La pellicola di Martone, che ha tra gli altri interpreti Toni Servillo, Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio e Anna Bonaiuto, racconta trent'anni fondamentali per la storia italiana - ha spiegato (Fortapasc, Il passato è una terra straniera), nella conversazione moderata da Alessandra De Luca -. Il Risorgimento noi non lo conosciamo, anche perche' e' un periodo di una complessità tale che è difficile comprenderlo, però è importante lo si faccia soprattutto ora che compiamo 150 anni. Quello di Mario sarà un film accessibile «ed oltre al cinema sarà visto anche in tv». Forse, ha aggiunto scherzando Riondino «farà arrabbiare i piemontesi». L'attore tornerà inoltre presto nelle sale con Henry di Alessandro Piva: «e' una storia tragicomica sull'eroina''. A marzo invece sarà sul set della fiction in sei puntate il Segreto dell'acqua di Renato De Maria, con Riccardo Scamarcio. E' la storia di un agente della Dia che da Roma viene trasferito a Palermo dove ritrova dopo molti anni il padre che e' capomafia. La sua timidezza, spiega, averebbe potuto mettere bastoni fra le ruote, ma grazie a insegnanti giusti ho capito che quella timidezza poteva diventare un'arma». L'attore, classe 1979, tarantino, interprete di film come Il passato e' una terra straniera e Dieci inverni ha spiegato che «fino a 10 anni fa avevo vergogna di chiedere di andare al bagno, ma avevo un forte il desiderio di andare in scena. Salire su quale palco è stata impresa quasi impossibile, finche' ho capito che avevo la possibilità di essere un altro. 'Far finta di' e' alla base di questo mestiere. L'importante e' ricordarsi di non prendersi troppo sul serio». Come gli altri protagonisti degli incontri, Riondino ha lasciato alla scuola tre film. Quelli scelti da lui sono La classe operaia va in paradiso, La grande abbuffata e Gomorra: ''Sono tutti film che rompono con un certo modo di fare cinema italiano» ha spiegato. Oggi, per lui, il pubblico si sta impigrendo, perche' siamo abituati a film e soap opera dove ci spiegano tutto. Come siamo abituati a canzoni di amori consumati sugli scogli, quando la realta' e' un'altra. Ci vogliono far abituare a pensare che un corruttore se cade in prescrizione non lo e' più. Spero per – ha aggiunto ironicamente - di arrivare fino in fondo al barile perche' solo li' ci si rende conto di cosa si e' diventati». |
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