20/06/2013
 
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  La maglietta rossa: applausi a Panatta, eroe popolare
 
  Un omaggio al tennis ma anche una metafora su sport e politica con la regia di Mimmo Calopresti.
 
  Roma, 22 ottobre (Iolanda Catena) - Applausi e tifo da Centrale del Foro Italico per Adriano Panatta alla proiezione notturna de La maglietta rossa, il documentario di Mimmo Calopresti dedicato al tennis, ad un campione vissuto come un vero e proprio eroe popolare e in particolare a quell’episodio decisivo che nel dicembre del 76 portò ad una vittoria provocatoriamente ‘in rosso’ della Coppa Davis nel Cile di Pinochet. Presentato tra gli eventi speciali del Festival Internazionale del Film di Roma, il film, nel quale intervengono molti protagonisti di quegli anni ma anche appassionati eccellenti di tennis (come Paolo Villaggio) con la voce guida del campione che ha reso popolare il tennis e molti materiali Luce, rievoca i due mesi che precedettero la finale di Coppa Davis del 1976 giocata in Cile, in cui proprio Panatta con il suo compagno Paolo Bertolucci indossarono la famosa maglietta rossa in segno di protesta contro Pinochet ma soprattutto contro una polemica che rischiava di avvelenare quella finale molto attesa.
«Grazie ai filmati di repertorio ho recuperato l’anima contestatrice, quasi rock di quegli anni, le immagini di una politica felice che adesso probabilmente non c’è più: oggi dimentichiamo le cose troppo in fretta, mentre le immagini ci inchiodano per sempre» ha commentato Mimmo Calopresti conquistato dall’incontro con Panatta: «Ho scoperto che ama il cinema e mi piaceva di lui soprattutto il fatto che fosse un eroe popolare». Per Adriano Panatta «indossare quella maglietta rossa non fu un gesto premeditato o volutamente ideologico: poco prima del doppio chiesi a Paolo di indossarla, un gesto spontaneo per far capire che non eravamo d’accordo» racconta oggi. «E’ stato divertente perché non ho fatto l’attore ma ho interpretato me stesso». Su quella maglietta ovviamente non c’era neanche l’ombra di falce e martello, ma solo un logo Fila. Quel gesto però resta simbolico di un’orgogliosa protesta che trovò la sua eco perfino in piazza. Calopresti racconta attraverso quell’episodio una metafora anticipata del passaggio traumatico che l’Italia, e in particolare la sinistra italiana,visse tra gli anni Settanta e gli Ottanta, Ma il film racconta parallelamente anche la storia di Panatta, il tennista nato nel cuore del circolo Parioli di Roma (era il figlio del custode) che portò una racchetta in ogni casa, trasformando il tennis da sport elitario a passione popolare. Una passione che la regione Lazio non poteva non raccogliere. Il suo segretario generale, anche presidente della Fondazione Rossellini, Francesco Gesualdi, che ha coprodotto il documentario insieme al Gruppo Ambra con Cinecittà Luce e Flavia Parnasi ha ribadito «il sostegno della Regione ai prodotti cinematografici e televisivi, che quest’anno ha finanziato quattro film e tre documentari al Festival Internazionale del Film di Roma».