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Meryl Streep, classe e ironia in scena al Festival di Roma |
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Roma, 22 ottobre (Fr. Pierl.) - La sala Sinopoli strapiena ha accolto con una standing ovation Meryl Streep (in un elegante e semplice vestito nero, con una spilla di diamanti sull'abito e i capelli raccolti), protagonista di un incontro con il pubblico moderato da Antonio Monda e Mario Sesti. Sono partiti anche una decina di applausi a scena aperta, sulle scene dei suoi film, da Il cacciatore a Il diavolo veste Prada, fino a Mamma Mia! su cui il pubblico ha battuto le mani a tempo con Dancing Queen cantata dall'attrice. Altre volte gli spettatori hanno applaudito alla straordinaria verve dell'attrice, che ha alternato riflessioni sul proprio lavoro a imitazioni, ricordi, battute. Fra i momenti più divertenti, la sua imitazione di Robert De Niro, mentre spiegava il suo rapporto con lui: «Non parla mai di sé, se lo fa non è mai in maniera compiaciuta, è molto modesto, siamo grandissimi amici da così tanti anni - ha spiegato -. Con il Tribeca Film Festival, che ha creato, ha contribuito a ridare vita al centro di New York dopo l'11 settembre. Sa di tutto. Nell'epoca del BlackBerry gira con le tasche piene di pezzetti di carta con i numeri di chiunque. Se li perdesse forse il mondo rischierebbe la destabilizzazione perché ha numeri di presidenti e criminali». L'attrice poi ha regalato un altro momento esilarante commentando il fischio che continuava a procurare il suo microfono: «Numero 3 - ha letto sulla base -. E chi è il numero 1?» ha detto in italiano. Poi ha aggiunto in inglese: «Ultimamente io e la tecnologia non andiamo molto d'accordo. Ho comprato un computer due anni fa che è morto, due mesi fa ne ho comprato un altro... morto pure quello, e lo stesso per l'Iphone, e anche il telefono a casa non sta un granché. Forse ho in me un campo magnetico che mi permette di raccogliere accenti, tic e manie delle persone». Al che, parlando proprio della sua capacità nell'imitare gli accenti, è passata da quello di una donna italiana a quello di una «chiacchierona americana». Fra i film che ha commentato c'é stato anche Manhattan di Woody Allen: «Ho lavorato tre giorni su quel set, è stato come una meteora, ma Woody Allen mi ha dato lo stesso un suggerimento che non ho mai dimenticato: 'Puoi pronunciare la battuta come l'ho scritta?'... Solo quello». |
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