19/05/2013
 
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  Richard Gere protagonista di Hachiko - A dog's story
 
  Il film di Lasse Hallstrom «è una fiaba per bambini ma anche per adulti, una storia d’amore semplice e spirituale tra un uomo e un cane», dice l’attore.
 
  Roma, 16 ottobre (Fr. Palm.) – «Ho fatto questo film per il rapporto speciale che ho con i cani e per mio figlio, che ha 9 anni, ma in realtà si tratta di una fiaba anche per adulti, sulla pazienza, la fedeltà, l’amore e la compassione. E’ quasi un film muto, una storia semplice di quelle che si raccontano intorno ad un falò»: Richard Gere, star della seconda giornata del Festival di Roma, parla così di Hachiko - A dog's story di Lasse Hallstrom, presentato in Anteprima Fuori Concorso nella sezione ‘Alice nella città’. Basata su un fatto realmente accaduto a Tokyo, negli anni '20, la pellicola (nelle nostre sale a Natale) è tutta incentrata sul forte legame tra un cane di razza akita, Hachiko, e il suo padrone, un professore di musica che l’animale accompagna tutti i giorni alla stazione, aspettando il suo ritorno. Rispetto alla realtà, ha spiegato Gere, «nel film interpreto un uomo di mezza età che ha ancora energie e opportunità, mentre nella storia originale in Giappone il padrone è molto anziano. Con Hallstrom, non abbiamo usato stratagemmi o giochi cinematografici, ci interessava solo la narrazione della storia, il più semplice possibile, affinchè emergesse la forza della vita e la spiritualità di questa vicenda. Io piangevo tutte le volte che ne parlavo con qualcuno». Com’è stato lavorare con un cane? «Esattamente come lo è farlo con i bambini. Come mi disse Robert Altman, ‘Non bisogna mai dire cosa devono fare’ – ha risposto l’attore – Abbiamo creato un ambiente di fiducia per il cane, che non è stato addestrato. Non è stato facile, aspettavamo ogni giorno che accadesse qualcosa di magico e ci sono stati tanti momenti con aneliti di vita e realtà». Gere da sempre è un amante dei cani: «Tra le foto d’infanzia, una delle prime mi ritrae a carponi, con accanto un cucciolo, il mio primo amico a quattro zampe. Nella mia vita, ho sempre avuto e ho ancora cani». Ma con la stampa Gere non ha parlato solo della pellicola: tra i diversi argomenti affrontati, il buddismo («Mi ci sono avvicinato tra i 20 e i 30 anni, mi ha profondamente cambiato la vita»), l'incontro con il Dalai Lama («E’ come stare davanti ad un gigante, ad un leone. E’ la stessa sensazione che ho provato con Kurosawa»), la differenza tra cultura occidentale ed orientale e anche il premio Nobel per la pace assegnato al presidente americano Barack Obama. Su quest’ultimo punto, si è rivolto alla platea: «Voi cosa ne pensate? Vedo che la notizia anche qui è stata accolta con un po’ di sconcerto. Io penso che lo abbia ricevuto come incoraggiamento, per ricordargli perché è stato eletto e cosa deve fare». Quanto al futuro e alla situazione mondiale, il suo atteggiamento è positivo: «Sì, sono ottimista di carattere. Succedono le cose migliori quando si ha fiducia. Siamo interconnessi e tutto il mondo deve muoversi, aiutarsi. Sento che stiamo camminando verso la luce».
Al festival, Gere non partecipa solo per accompagnare il film: il 17 ottobre, alle 18, incontra il pubblico dell’Auditorium.