09/02/2010
 
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  Al Pacino/2: «Adoro il cinema. Strasberg? Maestro, amico e guru»
 
  In anteprima i primi sette minuti di Salomaybe, il film tratto dalla Salomè di Oscar Wilde che potrebbe essere pronto per il prossimo Festival di Roma. Una vera e propria lezione di cinema dedicata a Hollywood ma anche alla off Broadway che ha ispirato Chinese coffee
 
  Premio Oscar per Profumo di donna, Al Pacino ha parlato, tra ricordi e aneddoti, del suo mestiere d'attore partendo dall’esordio in teatro: «E’ la mia famiglia e confesso di preferirlo al cinema – ha detto - Adoro i film, ma più vederli che farli. E’ faticoso essere sul set quattordici ore, sia per gli interpreti, sia per la troupe. Ai produttori non farà piacere, ma amo gli orari europei, lavorare dalle 11 alle 7 di sera e avere tempo per godermi la vita». Particolare il suo rapporto con l’Actor's Studio: «Tutto quello che ho realizzato nasce lì. E' la casa degli scrittori e degli artisti, una scuola dove non si paga niente e chiunque, superato un provino, può entrare. Se si viene presi, si resta suoi membri a vita». A proposito dei grandi attori conosciuti proprio all’Actor's Studio l’attore ha raccontato il suo rapporto con Lee Strasberg, con cui ha anche recitato nel Padrino II: «È stato il mio maestro, un guru ma anche un carissimo amico. Non mi ha mai dato istruzioni né mi ha giudicato. Solo una volta, quando arrivai tardi alle riprese, mi disse che non dovevo mai dimenticarmi di imparare le battute a memoria». Un consiglio che Al Pacino dà anche alle giovani attori di oggi, aggiungendo che «recitare significa liberare l’inconscio, facendo emergere le cose più profonde» e che per lui ogni ruolo «è una tela bianca da riempire». E se Tony Montana in Scarface sostiene che un attore è il miglior bugiardo, Pacino pensa che «è nella vita che recitiamo sempre. Al contrario, sullo schermo o sul palcoscenico diciamo sempre la verità». A chi gli chiede poi se sia difficile abbandonare un personaggio, ha risposto: «Sì, ma è questione di tempo, esperienza. Da giovane il personaggio si impadroniva letteralmente di me e quando lo abbandonavo non sapevo più riprenderlo, ma oggi è diverso e anche io ho imparato ad entrare e uscire dai miei ruoli». Sempre all’inizio della sua carriera, risale l’incontro con Marlon Brando: «Era gentile con me, che ero molto giovane. Gli attori emergenti di oggi sono più sicuri di sé, anche se un po’ timidi». Nel suo futuro, però, non c’è solo la recitazione: proprio a Roma Al Pacino , porima della proiezione di Chinese coffee, dedicato ai vecchi amici della sua off off Broadway,ha regalato in anteprima i primi 7 minuti del suo terzo film da regista, un film ispirato alla ‘Salome’, la pièce più controversa di Oscar Wilde.) e l’attore, che interpreterà Re Erode, ha spiegato: «Nasce dal desiderio di dare corpo a Oscar Wilde, alla sua opera e alla sua vita. Avevo visto 'Salome' in teatro e non sapevo nemmeno fosse tratta da Wilde, me ne sono innamorato. Per approfondirla e capirla l'ho recitata». ossessivamente ed ho cominciato a pensare di fare un film, a cui lavoro da tre anni». E chissà, magari, ha concluso, «potrebbe essere pronto per il prossimo Festival di Roma». Lo ha ripetuto, convinto, dopo l’incontro con la stampa anche col pubblico, al quale ha rivelato come ad ispirarlo in alcune interpretazioni siano stati anche alcuni grandi film e i loro interpreti, come Paul Muni per Scarface (aveva rivisto il suo spesso al Tiffany Theatre dove davano i vecchi film). Ma confesso invece di non aver «voluto vedere prima di girare il mio, il Gassman di Profumo di donna. Mi avrebbe troppo influenzato. Ma sono stato contento di aver interpretato la sceneggiatuta proprio come aveva fatto anche lui». A proposito del Padrino, toccante il ricordo di Marlon Brando e infine una piccola rivelazione: «Quando l’ho scoperto perché me lo ha raccontato mia nonna mi ha sconvolto ma mi è sembrato un segno del destino, perché avevo appena finito di girare Il Padrino ma effettivamente uno dei miei nonni era nato a Corleone». E dire che il quel film avrebbe voluto essere Sonny, non Michael, perché sentiva più viscerale, più adatto alle sue corde, quel personaggio. «Ma Coppola mi ha convinto. E del resto aveva già deciso così». Perché difficilmente i giovani attori di oggi diventato icone come i grandi di ieri? Al pubblico Al Pacino ha risposto citando comunque Sean Penn, Russell Crowe, Leonardo Di Caprio. Non hanno avuto sceneggiatori e copioni che per loro hanno scritto film straordoinari «come quelli che abbiamo avuto Dustin, Bob ed io negli anni Settanta, quando il cinema americano raccontava davvero com’era il Paese e il mondo. Sono bravissimi ma in questo cinema, e con i film di oggi, ci vuole tempo perché possano ancora maturare».